Intesa Sanpaolo accelera sui prepensionamenti

Intesa Sanpaolo vuole incentivare il ricorso ai prepensionamenti da parte dei suoi dipendenti e, per tale motivo, ha scelto di allargare il novero di coloro che possono accedere a tale trattamento. Di fatti, si legge sulla principale stampa italiana, dopo l’intesa raggiunta con i sindacati nel corso dello scorso mese di luglio, che ha anticipato il decreto per il salvataggio delle ex Banche Venete, sono ora ripresi i negoziati per poter gestire le ricadute dei 4mila prepensionamenti su base volontaria concordati dalle parti nel protocollo di intesa.

Stando a quanto era stato concordato, dei 4mila prepensionamenti, almeno mille dovevano riguardare le ex Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza attivando il Fondo di solidarietà con permanenza massima di 7 anni: una stima che è stata pienamente rispettata, valutato che le adesioni sono state ben 1.040. Le restanti uscite, 3mila, devono invece avvenire nel perimetro di Intesa Sanpaolo, con una permanenza massima fino a 5 anni sul Fondo di solidarietà.

Proprio su tale fronte i sindacati e il gruppo Intesa Sanpaolo stanno discutendo in questi giorni. Nell’ultimo incontro tenuto tra le parti, i sindacati Fabi, First, Fisac, Uilca, Unisin e Ugl hanno domandato che il perimetro previsto nell’accordo del 13 luglio venga ora allargato anche a coloro che maturano i requisiti pensionistici entro il 31 dicembre 2023, in maniera tale che si possa garantire la sussistenza di un novero talmente ampio da poter consentire il raggiungimento del target delle 3mila uscite previste.

Più nel dettaglio, i sindacati stimano che per il 2019 e per il 2020 saranno interessate dai prepensionamenti circa 2.800 persone, mentre per il 2021 seguiranno circa 1.650 unità, nel 2022 circa 2.250 unità e, infine, nel 2023 circa 1.800.

Le uscite avverranno mediante il rispetto del criterio di maggiore prossimità al pensionamento, con il costo dell’operazione che dovrà rimanere nei limiti definiti dal Decreto.

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