Tagli petrolio, discussioni faticose nell’OPEC

Nei corso degli ultimi giorni di incontri effettuati nel meeting di Abu Dhabi, gli analisti di mercato hanno sottolineato come non siano stati fatti dei grandi passi avanti per poter rendere più efficienti i tagli di produzione del greggio in Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan e Malesia. I primi due, che sono membri dell’OPEC, non hanno infatti ridotto a sufficienza le estrazioni del greggio, mentre gli altri due le hanno addirittura aumentate.

Più nel dettaglio, è emerso che è proprio l’Iraq la principale fonte di problemi per i sauditi, la principale parte in seno all’OPEC, e quella maggiormente impegnata a far rispettare i tagli di produzione. L’Iraq, sempre riluttante ad aderire agli accordi, ha sempre contestato il metodo scelto per sancire la dimensione dei tagli, ovvero le cosiddette “stime di fonti terze”, che nel caso iracheno sarebbero state troppo basse, obbligando il paese a fare tagli sproporzionati. Ne è conseguito che secondo le ultime stime nel mese di giugno l’adesione irachena ai tagli è stata di appena il 60%, mentre l’Arabia Saudita ha confermato la propria intenzione di ridurre il proprio export tagliando almeno 520.000 barili giornalieri.

Piuttosto, per gli osservatori ha rappresentato sorpresa aver notato come nell’incontro di Abu Dhabi non si sia fatto alcun cenno a Nigeria e Libia, due membri OPEC esclusi dai tagli e il cui rialzo della produzione sta invece pesando fortemente sui delicati equilibri di offerta petrolifera proveniente dal Cartello.

A margine di ciò, è emerso che Emirati Arabi, Iraq, Kazakistan e Malesia hanno espresso la volontà di cooperare nei prossimi mesi con gli incaricati alla vigilanza affinché si arrivi al completo rispetto dell’accordo, ma gli impegni non potranno che essere verificati nella prossima riunione tecnica prevista per il prossimo 21 agosto a Vienna, sede dell’OPEC.

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