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Settore del no-profit: come lavorare in una Onlus

OnlusQuando si parla di “no profit” si intendono Enti che fanno parte del “Terzo Settore”, che differiscono e sono lontani sia dallo Stato e dalla pubblica amministrazione (primo settore), sia dalle attività commerciali (secondo settore).

Si tratta di Associazioni private che operano senza scopo di lucro per promuovere e ottenere risultati importanti legati all’utilità sociale. Lavorare in questo settore è quindi un gesto di grande valore: significa dare il proprio contributo a progetti utili e positivi per il mondo e per l’umanità, impegnarsi a fare qualcosa di concreto verso il prossimo e supportare attivamente chi è in difficoltà e necessita di aiuto.

Lo si può fare in due modalità: in forma di volontariato, quindi gratuitamente, oppure con un impiego retribuito e un impegno a medio e lungo termine. In entrambi i casi, è sufficiente scegliere la Onlus che più si avvicina ai propri valori e inviare la richiesta, oppure verificare le posizioni aperte sui Siti ufficiali o negli annunci dei portali. Ad esempio, chi vuole collaborare con Medici senza Frontiere e supportare questa Organizzazione umanitaria non governativa nel fornire soccorso sanitario e assistenza a persone in tutti i luoghi del mondo in cui il diritto alla cura non è garantito, può farlo in vari modi: scegliendo di partire come operatore umanitario, proponendosi come figura professionale specifica in ufficio e nei vari progetti attivi in Italia e all’estero oppure diventando dialogatore, per informare le persone sulle attività di MSF e acquisire nuovi donatori e sostenitori.

Le posizioni aperte sono consultabili sul Sito medicisenzafrontiere.it/lavora-con noi di questa Onlus e sono in costante aggiornamento.

Lavorare in una Onlus: i requisiti necessari

Oltre alla predisposizione al lavoro nel sociale e ad un percorso di studi specializzato in questa direzione, tra i requisiti necessari per poter lavorare in una Onlus c’è la disponibilità a partire e stare lontani da casa anche per periodi di tempo che possono raggiungere i 12 mesi, la capacità di vivere e lavorare in team (tolleranza, flessibilità, comunicazione, ecc.), la conoscenza delle lingue (quella inglese è essenziale) e il saper gestire efficacemente lo stress, fondamentale quando si opera in situazioni critiche e di emergenza. L’esperienza pregressa in questo ambito è un valore aggiunto, insieme alla motivazione e alla capacità di formare altre persone.

I ruoli tecnici e professionali

Le Onlus, come ogni altro settore, necessitano di figure tecniche specializzate per portare avanti le proprie attività quotidiane. Si tratta di professionisti stipendiati che si occupano degli interventi pratici legati ai progetti e a tutti gli imprevisti che possono capitare. Possono variare a seconda dell’ambito in cui le Onlus operano, ma generalmente è sempre presente il capo progetto (che coordina e gestisce ogni aspetto del progetto che gli viene affidato), il coordinatore di Paese (che gestisce la presenza della Onlus in uno specifico territorio) e tutte le figure chiave a livello amministrativo, contabile e operativo (addetti alla logistica, avvocati, contabili, segretari, esperti di informatica, ecc.). Ci sono poi tutti quei professionisti indispensabili, che variano a seconda della finalità della Onlus, ma che lavorano attivamente e in prima persona per raggiungere gli obiettivi prefissati; stiamo parlando di assistenti sociali, psicologi, educatori, operatori socio-assistenziali (Osa), mediatori culturali, ecc.

Le tipologie di contratto

Al di là dei volontari, che scelgono di collaborare con le Onlus a titolo gratuito, per tutti gli altri professionisti esistono diversi tipi di inquadramenti (Legge 125/2014) e di contratti, sia a breve che a lungo termine. Le persone con poca esperienza vengono inserite tra quelli che sono definiti “volontari internazionali”. Se, invece, si ha già padronanza con questo tipo di attività e si sono svolti più incarichi, si diventa “volontario senior”. Ci sono poi i cooperanti che, oltre all’esperienza nel settore, hanno anche competenze tecniche, organizzative e formative comprovate: possono avere contratti di breve o lunga durata e retribuzione in base al ruolo e al settore di specializzazione. Infine, ci sono gli esperti, che hanno il compito di progettare e gestire programmi di cooperazione internazionale.

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